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Il Signore non è un fantasma, è carne ed ossa ed è in mezzo a noi. Il Signore è il nostro prossimo, colui che è in mezzo a noi, quel povero che incontriamo ogni mattina sulla nostra strada, quell'alcolizzato che sta fuori dal bar vicino casa nostra, quel bambino che sappiamo essere maltrattato dai nostri vicini.
Come si fa a restare indifferenti davanti a Dio? Come si può non accoglierlo, non invitarLo a pranzo, non curarlo, non amarlo, non donarGli la nostra stessa vita?
Il Signore vuole che lo tocchiamo, che ci rendiamo conto della Sua esistenza nella nostra quotidianità. E' troppo comodo rivolgersi a Lui quando abbiamo bisogno, impariamo a farlo quando stiamo bene e la nostra vita non è piena di problemi, accogliamolo adesso che possiamo e non giriamoci dall'altra parte come se non lo conoscessimo. Un giorno Lui potrebbe dirci "non ti conosco".
Per chi si professa cristiano accogliere il Signore aiutando chi è nella sofferenza è un dovere morale.
Per chi non crede non è certo un danno aiutare chi soffre ed è un po' come comprare un biglietto per un pezzo di terreno sulla luna (in tanti lo hanno fatto), magari non servirà a nulla, ma se un domani ci si dovesse trasferire sul nostro satellite il biglietto lo avremmo comunque.
Venticinque anni sono passati da quando Riccardo e Roberta hanno fondato l'Associazione, 25 anni di bei risultati ma anche di porte chiuse in faccia, 25 anni di tanti sorrisi di oltre 500 bambini che hanno riempito i nostri cuori scaldando le nostre vite, 25 anni che sono solo l'inizio di una strada non facile ma sicuramente meravigliosa, 25 anni di tanti amici che ci sono stati vicini, 25 anni che hanno dato la carica a tante famiglie che si sono incamminate sul sentiero dell'affido.
Venticinque anni, non un traguardo, ma un punto di partenza per migliorare la vita di tanti bambini.
Venite con noi, insieme potremo fare piccoli ma significativi passi per donare gioia e serenità a tanti ragazzi.

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Quando nasce un bambino porta gioia in una famiglia. E' come se entrasse una luce in una stanza buia. Quando entra un bambino in affidamento in casa nostra è come se arrivasse la luce a farci vedere il mondo sotto un aspetto diverso. E' come se entrasse Dio a darci amore. Lasciate che la luce entri nelle vostre famiglie, aprite il cuore ad un bambino in affido perché così farete entrare il Signore nelle vostre case. E se la Luce sarà in casa vostra, come potranno le tenebre prendere il sopravvento? Se in una stanza accendete una luce, vi saranno punti di ombra, vi saranno sempre momenti tristi e dolorosi, ma avere una luce vicino aiuta a capire la dimensione del problema e ad incamminarsi verso la sua risoluzione, verso la porta di uscita. Quando un bambino ha paura del buio cosa fanno i genitori? Accendono un lumino sul suo comodino e tutti gli incubi spariscono, i mostri sotto il letto o i lupi mannari dentro l'armadio si trasformano in dolci fatine e folletti con cui giocare. La Luce permette tutto questo. La luce fa si che i grossi problemi della vita possano essere affrontati con serenità, con la fiducia che tutto passerà, anche la morte, in vista di un sonno profondo, come quello di un bambino rassicurato dal lumino vicino al letto. Un sonno sereno al quale tutti saremo un giorno chiamati. Borsellino diceva "chi ha paura della morte muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola". Il Signore ci insegna ad affrontare le nostre paure, non fa scomparire le tenebre, che comunque restano con i problemi grandi e piccoli e della vita. Ci dona la luce per guardare il buio da una posizione privilegiata, quella di chi ha Fede che il problema si risolverà, che lo si potrà affrontare e sconfiggere, e mai subire. Anche la morte, una malattia, la perdita di un nostro caro sono angoli bui della nostra vita, della stanza in cui passiamo l'esistenza. Avere la Luce nella nostra casa è avere Dio nel nostro cuore e grazie a Lui trovare il modo di affrontare ogni problema, accettarlo, viverlo con serenità, superarlo oppure addormentarsi con la certezza di andare verso una Luce più grande, verso una Luce eterna.

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A volte siamo proprio stolti noi uomini, ma sopratutto creiamo il nostro destino e poi malediciamo quello che abbiamo costruito.
Siamo sempre pronti a raccogliere la più piccola delle notizie se scandalosa, se parla male di qualcuno, se punta il dito sulle malefatte di questo o quello. Siamo pronti ad ingigantirla, renderla sproporzionata. Siamo pronti a distruggere tutto anche senza prove solo per un sentito dire.
Ecco, da piccoli granelli di polvere scateniamo bufere e tornadi assassini, da piccole cose negative facciamo nascere piante infestanti e piene di spine.
Ma la cosa buffa è che poi abbiamo pure il coraggio di brontolare perché ci troviamo in una foresta senza uscita, in un mondo dove la cattiveria regna sovrana, dove tutti sono sospettosi e vanno contro tutti.
Ma la cosa ancor più dissennata è che se il granello che ci troviamo dinanzi è buono pensiamo che sia frutto di una fantasia altrui, una cosa buona oggigiorno non può esistere e per principio si pensa subito che sia una cosa cattiva camuffata.
Non siamo pronti ad accogliere quel semino e farlo crescere con cura finché non diventi una pianta alta, robusta, che dà riparo ed elargisce frutti ad ogni stagione.
Le cattive notizie le accogliamo a braccia aperte, anzi le andiamo a cercare, mentre le cose buone le allontaniamo da noi come se fossero pestilenziali.
E poi abbiamo il coraggio di dire che il mondo va alla rovescia?
Certo, ma da chi è formato il mondo? Da noi, altro che da noi e noi siamo coloro che possono cambiarlo.
Come? Semplice, invertendo la tendenza. Piantando semi buoni e allontanando da noi quelli cattivi.
Parlate di amore, di solidarietà, di amicizia con i vostri figli, con i vostri amici.
Piantate semi buoni andando a trovare un ammalato, dando una carezza ad un bambino che trovate per la strada, regalando un sorriso a chi vi guarda male ... 
... piccole, piccolissime cose, come piccolo è il seme che se piantato ed innaffiato ogni giorno farà crescere un grande albero.
Cambiare il mondo si può, ma solo se siamo tutti insieme.
Cominciamo noi, oggi stesso. Ogni giorno facciamo una cosa che non avremmo mai fatto e raccontiamola, non per incensarci, ma per dare il buon esempio e portare altri a darsi la mano, a sorridersi. Se siamo in una foresta di spine non è vero che non c'è via di uscita, basta abbassarsi, fare un buchino in terra e piantare quel semino ... e l'albero crescendo tra le spine sconfiggerà i rovi, creerà vita, darà frutti e riparo. Altri che sono fra le spine vedranno noi ed il risultato raggiunto e non potranno far altro che imitarci, specie se stimolati da tutti noi.
Buona Giornata
Riccardo
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Quante volte avrete visto lungo i marciapiedi oppure alla base delle case un filo d'erba.
Quanto è forte un filo d'erba? Debolissimo, si piega con il vento, si rompe con la punta delle dita ....
Eppure ...
E' più forte di tutti noi.
Ha una caparbietà quel filo d'erba, una forza ... una fede.
Nasce in un buco impercettibile, si radica in quel granello di terra che vi trova, si fa largo nel duro cemento ... e nasce, vive la sua vita ... fiero.
Non ha timore di non essere come gli altri fili d'erba in un bel campo di campagna, non ha timore se la sua vita si spezzerà prima del tempo, non ha timore se avrà poco sole o poca acqua ... non ha timore di fare il percorso che Dio ha deciso per lui ... Non ha timore perché ha fede in chi lo ha creato, Chiunque sia.
A volte ci trinceriamo dietro il credo ed il non credo, dietro il "Dio esiste e non esiste", dietro il "ma la Chiesa ... ".
Sono tutte scuse per non guardare la realtà.
Non è in nostro potere decidere di nascere oppure no, non è in nostro potere decidere se morire o meno.
Si chiami Dio, natura, vita ... Qualcuno ci ha creati, Qualcuno ha inventato questo meraviglioso congegno ... e a Qualcuno dovremo rendere conto di come usiamo o sprechiamo la nostra vita, che ci piaccia o meno. In Qualcuno dovremmo avere tutti Fede, quella Fede vera del filo d'erba, quella Fede vera di quel paralitico e dei suoi parenti che, in barba a tutti vogliono fare le radici nel cemento come il filo d'erba e lì vogliono arrivare, da Gesù!
E così deve essere per l'affido, così deve essere quando vediamo un bambino maltrattato, denutrito, sporco, non amato ... dobbiamo avere Fede e lasciarsi andare all'accoglienza, senza pensare troppo, senza paure, senza egoismi, senza false scuse ... dire si, avere Fede e caparbiamente vivere giorno dopo giorno la nostra vita con lui o con lei e combattere con il coraggio del filo d'erba contro tutti coloro che attenteranno alla sua vita, combattere anche contro i suoi dolori che lo portano ad arrabbiarsi, a rivoltarsi, lottare contro il razzismo che lo vede un diverso.
Il bambino ha Fede in noi, una Fede grandissima ... non deludiamolo, non deludiamo Colui che ci ha creato.
Chi non crede in Dio avrà pur Fede in qualcosa ... è per quel qualcosa che si deve combattere, che si deve aiutare un bambino che soffre.
Si chiami sete di giustizia, se non Fede.
Si chiami voglia di rivalsa per lui, se non Fede
Si chiami arrabbiatura per un servizio sociale che fa acqua da tutte le parti, se non Fede
Si chiami voglia di imitazione nei confronti di chi già accoglie e lo fa con buonissimi risultati, se non Fede
Sempre di Fede si tratta e se anche non credete in Dio ... se poi esiste Dio (come esiste) saprà ricompensarvi ... almeno per questo non costa nulla il tentare ... e spero non sia solo per questo.
Il paralitico in cosa aveva Fede? Forse non in Gesù, ma forse aveva Fede nella suocera dell'amico che aveva la portinaia che aveva un figlio che Gesù al Suo passaggio aveva guarito.
Ecco, forse si, forse il paralitico aveva Fede solo verso quella suocera ... ma Dio lo ricompensa ugualmente e gli dona il regalo più bello, gli dona la remissione dei peccati, lo perdona, gli apre le porte del cielo (lasciandolo libero di peccare ancora e di richiudere quelle porte che in quel momento si sono spalancate), gli dona un regalo che sarà eterno.
Non dobbiamo prendere un bambino in affidamento per avere la vita eterna, ma per ringraziare Dio di tutto quello che ci ha donato e dare un po' della nostra serenità a chi ha avuto meno fortuna di noi.
Non è cosa giusta solo per chi crede, è cosa giusta nella vita anche per chi non crede.
Mi ribolle il sangue quando vedo la fortuna che ho avuto io da piccolo: nato in una famiglia agiata, non è mai mancato un tozzo di pane, ogni anno almeno due volte in vacanza, una bella casa, begli amici, tanto divertimento.
Avrei proseguito su quella strada se il Signore a 21 anni non mi avesse fermato.
La morte della mia mamma, un dolore che ancora oggi porto forte e vivo nel cuore, è stata una benedizione per tanti bambini, ma sicuramente un cambiamento di rotta della mia vita, un cambiamento importante al quale oggi non saprei rinunciare tanto è l'aver capito che dovevo condividere con altri la mia fortuna.
Tanti, sia che credano sia che non credano, prendono dalla morte di una persona cara le mosse per iniziare un nuovo cammino, una nuova vita.
Perchè si deve sempre aspettare che qualcuno ci dia una scossa prima di capire che dobbiamo cambiare strada?
Eppure ogni giorno dite ai vostri figli "studia" e loro non studiano ... per ingranare la quarta e mettersi sotto a studiare devono ricevere qualche brutto voto e lo spauracchio di passare un'estate sui libri o di bocciare ... e a volte non basta.
Tutti sappiamo che per loro la cosa migliore è quella di studiare: maggior cultura, migliore vita sociale, miglior lavoro ... miglior vita. E non studiando si rovinano con le loro mani.
Ecco ... è ciò che io provo nei confronti di coloro, che pur potendo, non fanno nulla per gli altri.
E' chiaro che non mi riferisco solo all'affidamento, ci sono infatti mille modi per dare un po' del proprio agio, un po' della propria serenità, un po' della propria vita agli altri. Ed ognuno sa di sè stesso.
Ma se una volta che vi sarete fatti un esame di coscienza serio, con il cuore in mano, ed avrete visto che la vostra vita va solo in una direzione, quella del vostro interesse e al limite di quello di chi può darvi qualcosa in cambio ... beh, forse, siete sulla strada sbagliata ... e prima che Qualcuno vi dia una tirata di orecchie per ricordarvi di perseguire certi valori ... "studiate" che è meglio per voi e per tutti, e magari troverete nello "studio" una gioia enorme ed una gratificazione che non avreste mai sperato e che, pur non perseguendo, troverete.

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La mia pena maggiore quando parlo di affidamento è sentirmi dire "io non prendo un bambino in affido, altrimenti soffrirei troppo quando me lo dovessero togliere".
In quel momento mi ribolle il sangue!
Ma come. Tu hai una casa, una famiglia, mangiare e vestiti tutti i giorni e nella maggior parte dei casi anche una buona fetta di superfluo.
Alla porta accanto, al quartiere accanto, nella tua città ci sono decine, centinaia di bambini che sono denutriti, che si vestono con ciò che trovano, che vengono picchiati, che non sono amati, che crescono senza valori e principi ... che soffrono ogni giorno da quando sono nati e la loro vita sarà una sofferenza continua.
E tu ... tu pensi al giorno che soffirai se te lo dovessero togliere?!!!
Avete un obbligo morale verso di loro, verso Dio che a voi ha dato tante opportunità ... avete l'obbligo di accudire almeno un bambino, proteggerlo, amarlo ... e se poi soffrirete perché il bambino torna in seno alla sua famiglia che, grazie anche al vostro aiuto fondamentale, ha ritrovato tranquillità e serenità ... siate contenti perché avrete salvato un bambino e insegnato alla sua famiglia la strada da seguire.
Il Signore non ci obbliga, ma ci ha dato dei talenti ... tenerli in una buca in giardino per paura di soffrire non farà piacere a Dio, che un giorno potrebbe richiedervi quanto vi ha dato.
Come potete vivere nel vostro agio, attorno ad un tavolo imbandito di tante cose buone, con mille regali spesso inutili sotto l'albero ... sapendo che potreste salvare la vita ad un bambino?!

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Quando penso al mondo di oggi, in relazione ai bambini che sono abbandonati a sé stessi, mi viene alla mente l’immagine di una piazza in una delle nostre belle città. Siamo nel periodo di Natale, tutti i negozi illuminati, i festoni alle finestre e ad ogni palo, luci e colori ovunque. Gente frettolosa che esce freneticamente da un negozio per entrare in un altro con la lista dei regali da comprare. Soldi che passano di mano con sorrisi di circostanza. Ma vedo tante facce tirate, non vedo gioia sui loro volti, ma solo preoccupazione … non vedo la felicità del Natale, la gioia della Vita.
Poi mi accorgo che in tutta questa confusione ci sono dei bambini, sporchi, denutriti, con vestiti laceri, con gli occhi tristi e talvolta piangenti che vagano senza méta cercando di incrociare gli sguardi delle persone che freneticamente passano loro vicino. Ma nessuno li guarda, nessuno li considera, tutti li scansano infastiditi dalla loro presenza come fossero un ostacolo sul loro cammino. Eppure non chiedono niente, non pretendono niente, vogliono solo uno sguardo, un sorriso, una carezza.
Ai bambini di oggi, ai ragazzi manca l’affetto, manca la considerazione. Qui in Italia anche il povero alla fine trova sempre qualcosa di materiale.
Cosa costerebbe alle presone fermarsi un attimo, dare una carezza, scambiare un sorriso … ma a guadagnarci non sarebbe solo il bambino.
In questo periodo dove manca meno di un mese all’arrivo del Natale, al Compleanno di Gesù che è il Figlio di Dio per chi crede, ma anche l’uomo più buono della storia per chi non crede … regalate un sorriso a chi incontrate. Non sarete più poveri o considerati deboli e non perderete il vostro tempo, ma almeno per un attimo avrete donato qualcosa di veramente prezioso.

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Non dobbiamo pensare a quello che fanno gli altri o a quello che non fanno.
A noi è richiesto di rispondere di ciò che (o di colui) che ci viene affidato.
Il Signore ha fiducia in ognuno di noi e ci dona la possibilità di fare qualcosa, non tradiamo la Sua fiducia.
Non lo chiede a noi soltanto, lo chiede a tutti e tutti dobbiamo rispondere. Tutti siamo chiamati a percorrere una strada, sia essa a favore degli anziani, o dei senzatetto o dei bambini con famiglie problematiche.
C'è bisogno ora, c'è bisogno oggi ... è oggi che il Signore ci chiama, è oggi che dobbiamo rispondere "eccomi Signore, io ci sono"
Oggi stesso rimboccatevi le maniche e cominciate il vostro percorso verso l'affido o verso il tossicodipendente o incontro all'alcolista o al carcerato ... ma non statevene in poltrona, che Dio sta chiamando anche voi. Ognuno di voi.
La strada è talvolta in salita, ma è più facile di quel che sembra. Prendere un bambino in affido non è una guerra continua, non è dolore perché il bambino tornerà (non sempre) a casa, non è tristezza per il degrado che si va a conoscere … è soprattutto gioia e amore che si dà e si riceve centuplicato per mille.
E’ come fare un investimento. Ristrutturare una casa, ad esempio, comporta degli esborsi non indifferenti, lacrime di sangue, notti insonni … ma poi la gioia di vedere l’opera finita e la consapevolezza di avere creato valore aggiunto, di aver guadagnato e aver fatto guadagnare. Ogni investimento ha la sua importanza, ma l’investimento nella vita umana è il migliore che si possa fare.

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Sono ormai trascorsi 25 anni da quando Roberta ed io abbiamo incontrato per la prima volta Don Luigi a Montenero. 25 anni da quando abbiamo cominciato a dare ripetizioni scolastiche ai bambini con situazioni familiari difficili. 25 anni di battaglie e di vittorie, di gioie e di dolori. 25 anni in cui abbiamo sudato sangue e vediamo davanti a noi un futuro con sempre più impegni.
Siamo felici di aver preso questa strada, di aver percorso questo cammino spesso in salita, di aver ricevuto tanti no, di non esserci mai arresi davanti a niente e nessuno … perché possiamo dire di aver perso la nostra vita di prima fatta di viaggi, divertimento, discoteche, ed abbiamo trovato una strada che è molto più bella, molto più concreta, molto più utile, e se tornassimo indietro faremmo nuovamente questa scelta altre mille e mille volte.
”Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà”

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Una volta sentii una canzone per caso alla radio ... faceva una lista, senza nemmeno cantare e con una musica di sottofondo bruttissima, di cose negative nel rapporto di coppia ... una voce femminile diceva "ricordi quando mi hai dato un ceffone? Ricordi quando me ne sono andata di casa? Ricordi quante liti per l'educazione dei figli? Ricordi quando furibonda ho spaccato tutti i piatti di casa? Ricordi quando mi hai tradita" e continuava così ... al punto che stavo per girare canale ... ma ad un certo punto la musica cambia e subentra una bellissima melodia ... e le parole gracchianti si trasformano in una bellissima voce suadente che cantando dice "ma tutto il resto è amore".
Non è certamente facile, ma nella vita bisogna impegnarsi a prendere il buono, anche se poco, anche se apparentemente insignificante, e tralasciare il cattivo.
Questo faccio ogni giorno con i miei ragazzi.
Prendo le loro intemperanze, le rispostacce, i comportamenti adolescenziali e quelli infantili, il mettere il muso se li rimproveri, la lotta per farli studiare e me li lascio scivolare addosso cercando di guardare oltre, cercando di sostenere i loro aspetti positivi e prendendo forza da quelli per andare avanti.
Il mondo oggi va alla rovescia. Coppie che si lasciano alla prima lite, gente che ammazza per una precedenza mancata, genitori che non dialogano con i figli.
Ma noi possiamo e dobbiamo provare a cambiare qualcosa. Impariamo tutti insieme a scoprire i lati buoni delle persone che incontriamo e ad apprezzare quegli aspetti, tralasciando ciò che non ci piace.
Cominciamo a farlo noi per primi con gli altri, l'esempio fa miracoli. Forse non riusciremo a cambiare il mondo, ma certamente miglioreremo noi stessi e le persone che ci stanno intorno, forse aiuteremo una sola persona a riflettere, ma ogni briciola è importante per formare la pagnotta. Ogni nostra azione è importante per cambiare il mondo e fare in modo che la nostra vita non sia stata vissuta invano.

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Sin da quando ero piccolo sono sempre andato controcorrente, pur cercando di mantenere i miei principi, ispirati al Vangelo.
Gli operatori del sociale troppo spesso si dimenticano che il loro più che un lavoro è una missione. Le loro mancanze, i loro orari inflessibili li subiscono i ragazzi che avrebbero bisogno di aiuto, trovando nelle istituzioni e spesso nel prossimo - troppo spesso - muri invalicabili e talvolta cinismo e cattiveria.
Non è una laurea o un voto politico a fare una brava assistente sociale, un bravo assessore, bensì la voglia di aiutare chi soffre con la passione, l'ardore, la grinta di chi è consapevole che può fare tanto se solo lo vuole.
Mi sono spesso scontrato con politici e servizi sociali che vogliono tutto meno che il bene di un bambino ... potrei tediarvi per ore con l'argomento, tante sono le esperienze negative.
Ma!
Ma sono ottimista e le cose negative mi scivolano addosso, mi lavano e mi rafforzano ... pronto per nuove battaglie, battaglie a favore dei bambini, con loro e per loro, insieme a quella parte di sociale che vede il proprio lavoro come una missione. Auguro di cuore a chi è o sta per entrare nel sociale di diventare un operatore meraviglioso che non scenda a compromessi per mantenere il posto di lavoro, che vada a bussare alle porte delle case dei quartieri malfamati, che si immedesimi nel cuore e nelle sensazioni delle famiglie che a lui si rivolgono, che non usi il suo potere per umiliare chi soffre e che vede in lui l'unica ancora di salvezza.
Non è necessario cambiare il mondo, sarebbe sufficiente se nella nostra vita riuscissimo ad aiutare anche un solo bambino che ha un destino segnato a diventare uomo o donna e a sua volta padre o madre di famiglia che sappia amare e rispettare i propri figli ... sarebbe già un ambizioso traguardo.

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